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Fernweh
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mwcqmwcgFernweh, traducibile come "nostalgia della lontananza", è un'espressione comune della mwcwlingua tedesca che descrive il desiderio umano di lasciare le circostanze conosciute (della quotidianità) ed aprirsi al vasto mondo esterno. La parola mwdaFernweh, letteralmente, sta per il contrario di mwdqHeimweh (mwdgnostalgia, il desiderio della patria o della casa).
Parole specifiche come mweaHeimweh, mweqmwegWanderlust o mwewFernweh con le loro connotazioni non trovano sempre degli esatti equivalenti in altre lingue e culture per il fenomeno dell'mwfaintraducibilità. Hanno quindi un ruolo importante nello studio della lingua tedesca come mwfqlingua straniera.cite-ref-1[1]
Contents
• Note
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Etimologia
mwhqFernweh sta in rapporto di analogia con la preesistente parola “mwhgHeimweh” (mwhwnostalgia).
L’origine della parola viene attribuita a una mwiqconiazione del principe mwigHermann von Pückler-Muskaucite-ref-2[2], il quale usò la parola più volte nelle narrazioni dei suoi viaggi dal 1835 in poi.cite-ref-3[3] Nella biografia di Pückler del 1843 si legge: “Pückler dice, in qualche parte dei suoi scritti, che non soffrì mai di mwkwHeimweh (nostalgia), ma piuttosto di mwlaFernweh”.cite-ref-4[4] La parola si inserì soprattutto nel linguaggio poetico e didattico.
Una parola simile, ma più antica, è mwmgWanderlust (voglia di camminare, di fare escursionismo), che compare già nell’mwnaalto tedesco medio. Alternative come “mwnqStorch- oder Kranichgefühl” (lett.: «sensazione della cicogna» o «della gru») non sono diffuse. Così si legge nel 1873: “Il professore Dr. Erdmann [...] descrive questo caratteristico anelito all'escursione con il nome “mwngStorch- oder Kranichgefühl”. Il principe Pückler-Muskau vi attribuisce il termine altrettanto appropriato di mwnwFernweh".cite-ref-5[5]
Per comportamenti simili negli animali si usano in prevalenza le parole mwpqWandertrieb (istinto migratorio) o mwpwmwqaZugunruhe (irrequietezza degli mwqquccelli migratori), che si basano su un comportamento esterno evidente, mentre “mwqgFernweh” viene usato quasi esclusivamente in riferimento a esseri umani.
Storia del termine
Nel dramma mwsqmwsgMaria Stuart di Schiller, la regina catturata viene presa da tristezza osservando il passare delle nuvole. Qui si vede chiaramente che le due parole mwswFernweh e mwtaHeimweh cercano di classificare dei sentimenti, che come tali non devono necessariamente essere diversi. I versi dicono:
«Lì, dove si innalzano le montagne grigie nebbiose,
comincia il confine del mio regno, E queste nuvole, che cacciano dopo mezzogiorno, cercano il lontano oceano francese. Nuvole affrettate! Veleggiatori dell’aria! Chi camminò con voi, con voi navigò! Salutatemi con affetto il paese della mia giovinezza!»
(Schiller: Maria Stuartcite-ref-6[6])
Goethe ricordò, nel 1822, la sua mwuwCampagna di Francia di 30 anni prima. Al ritorno dalla Francia nel 1792, già giunti a mwvaCoblenza, ebbe l’opportunità di tornare a casa dalla moglie e dai figli a mwvqWeimar, oppure da sua madre a mwvgFrancoforte sul Meno. Ma vedendo scorrere le acque del mwvwfiume Reno fu preso dalla sensazione di dover fuggire:
«Mi intimorì la prosecuzione delle condizioni di guerra, e mi prese di nuovo la sensazione di dover fuggire. Lo voglio definire una nostalgia al contrario (Heimweh), un desiderio verso l’ampio invece dell'angusto. Stetti lì, il fiume meraviglioso di fronte a me scorreva così teneramente e amorevolmente verso l’esteso e ampio paesaggio; scorreva verso amici, con i quali, nonostante qualche cambiamento di scena, rimasi sempre fedelmente legato. Provai il desiderio di passare dal mondo estraneo e violento al petto di amici, e così noleggiai, dopo aver ottenuto vacanze, una nave fino a Düsseldorf, consigliato dai miei amici di Koblenz, con la richiesta di spedirmeli giù.»
(Goethe: Campagna di Franciacite-ref-7[7])
Nel XX secolo si cominciò a usare il termine in relazione al mwxgturismo nel linguaggio promozionale. La riproduzione artistica del mwxwFernweh tramite immagini e rappresentazioni di paesi lontani divenne un importante fattore economico globale.
Note
cite-note-11. ↑ Gabriele Schweller: Ziel C1: Deutsch als Fremdsprache. Lehrerhandbuch, Band 1, Hueber-Verlag 2011, S. 62.
cite-note-22. ↑ Friedrich Kluge: Heimweh: Ein Wortgeschichtiger Veruscht, 1901, p. 40
cite-note-33. ↑ Hermann Von Pückler -Muskau: Vorletzter Weltgang von Semilasso, Stuttgart 1835, S. 236.
cite-note-44. ↑ August Jäger (von Schlumb): Das Leben des Fürsten von Pückler-Muskau, Metzler 1843, S. 191 f.
cite-note-55. ↑ Rudolph von Kyaw: Beitrag zur Reiseliteratur. Ein Reisepaß
cite-note-66. ↑ Friedrich Schiller: Maria Stuart, 1801.
cite-note-77. ↑ Johann Wolfgang von Goethe: Kampagne in Frankreich, 1822.
Bibliografia
Voci correlate